venerdì 27 novembre 2015

"Il marchio dello scrittore"

Il marchio dello scrittore: quel qualcosa che resta appiccicato… 

«Ho scoperto che hai un blog. Molto bello, davvero».
«Oh, grazie».
«E scrivi! Ho visto che hai scritto dei libri».
«Be', sì, diciamo che scrivevo, li ho pubblicati con un POD a 17 e 18 anni… praticamente una vita fa».
«E ora cosa scrivi?».
«No, vedi, non scrivo più».
«Mah…».
«Ora mi occupo di scrittura in altro modo: faccio editing e audio promozionali per libri e audioletture di testi e…».
«Ma sei una scrittrice, giusto?».
«No». E dentro penso: Forse non più. Boh, non lo so…

Questo dialogo, in diverse forme e variazioni sul tema, avviene più o meno ogni volta che qualcuno sul lavoro o del gruppo di amici scopre che ho un blog letterario. Il no finale forse è un po' seccato che, chi mi conosce lo sa, è il massimo del mio potenziale di arrabbiatura, molto spesso. Però non è colpa dell'interlocutore: è colpa mia.


Cambiare non mi piace…
Questo blog è nato per promuovere i miei libri quando non solo scrivevo ma credevo che avrei scritto per sempre, che non potessi smettere e che con il tempo, chissà, forse, magari, sarei anche diventata brava. Si tratta di pochi anni fa, eppure sembra passato un secolo. In effetti era un'altra vita, una vita fa. I libri che ho scritto sono sicuramente parte della mia storia, ma sono nel passato e, nonostante i buoni propositi di riprendere a lavorare al mio dattiloscritto abbandonato, non l'ho fatto e, onestamente, è possibile che non lo farò. Sono cambiata, tanto e in fretta, come mi è sempre successo nella vita, perché non amo i cambiamenti e quindi cambio quasi sempre perché costretta, per reazione e spesso nella maniera più dolorosa possibile. Lo so, sono una stupida, ma sono fatta così. Oggi però posso dire che sono una persona felice e che, anche se tante cose non sono andate e non andranno mai come vorrei, non posso chiedere di più al destino, né lasciarmi andare a inutili querimonie. Sono davvero fortunata, nonostante tutto. Ma i cambiamenti continuano a non piacermi, anche se negli ultimi anni sono stati in gran parte positivi e mi hanno aiutata a trovare la stabilità (è proprio il caso di dirlo!) che ho oggi.

Recepire i cambiamenti sul blog
Il blog ha recepito tardi i cambiamenti e per certi versi ancora si occupa molto di scrittura, nonostante tutto, perché comunque la scrittura riguarda di due dei miei tre lavori principali. Questo va bene, però è rimasto fondamentalmente il blog di una scrittrice, a partire dall'intestazione.
Date un'occhiata ai riquadri blu di questa immagine.



Come posso poi prendermela se per la gente che scopre il blog io sono una scrittrice? È scritto ovunque. Ovunque. E sempre come prima cosa. È persino la prima cosa che si legge di me sotto il mio nome in tutti i contesti.
Ultimamente ho cominciato a modificare le mio biografie in giro (su youtube e in altri siti e social). Mi sono resa conto infatti che ovunque il primo termine che io stessa associavo a me era scrittrice (nelle sue varie declinazioni). Se oggi voglio essere considerata una editor e soprattutto una speaker (perché è questo il settore in cui più sto studiando, nonostante le commissioni non stiano partendo), deve essere questa la mia immagine di me che io do agli altri.
Per questo l'immagine qui sopra è in realtà diversa da quella che oggi potete vedere guardando il blog. Ho fatto poche modifiche e più che altro di posizione (perché per natura fatico molto a cancellare parti di me), ma che spero siano un segno di questo cambiamento che ormai ho accettato a pieno e voglio che diventi visibile a tutti, perché non posso continuare a essere una persona diversa da quella che presento nelle varie biografie. Soprattutto perché non l'ho mai fatto consapevolmente. Questo cambiamento posizionale e, poco, anche contenutistico è cominciato nei giorni scorsi e forse proseguirà. Non è stato radicale, per questo non ve ne siete accorti, ma io amo la fluidità in certi passaggi (disse la donna che in quattro anni mai cambiò la grafica del blog!).

Concludendo…
Ero riuscita a farvi credere di essere una scrittrice perché lo credevo io stessa. Ora devo avere la stessa convinzione per la mia attività da speaker, se voglio arrivare da qualche parte, ma credo che la scrittura mi resterà sempre dentro come una sorta di marchio indelebile, una parte di me troppo profonda per poterla far sparire e tra non molto spero di farvi leggere l'ebook a cui sto lavorando…
Qualche tempo fa avevo scritto un post, Scrittori si nasce e si rimane?, credo che dentro ci sia una grande verità, nonostante tutti i discorsi di oggi.

Si può essere scrittori o non essere scrittori, ma si può esserlo stati e aver poi smesso? Non ho la risposta a questa domanda e voi? Io posso solo dire questo:

Se nella tua vita ti sei definito uno scrittore, così sarai ricordato: è un marchio, forse una cicatrice, non va più via del tutto. 


Anche in versione twittabile (e ristretta!).









Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese. La parola di novembre 2015 è querimonia (al link maggiori informazioni).





22 commenti:

  1. In definitiva: tu SEI una scrittrice. O almeno, è quello che vorresti essere insieme ad una brava speaker. Questo è quello che io evinco leggendoti da cima a fondo... :))

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    1. A volte dall'esterno è più facile capire. Io non mi sento più una scrittrice perché ricordo come era esserlo e sentirlo, ma ormai ho capito che sono un essere in continua trasformazione, quindi chissà... forse in me c'è qualcosa che vuole tornare a scrivere!

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  2. E come avevo detto nel post di inizio mese, ero molto curiosa di questo post.
    Che dire? Le parole possono rappresentare un marchio, soprattutto quelle non consapevoli e se vogliamo appunto cambiarlo, dobbiamo essere disposti a fare dei cambiamenti, che ci piaccia o no. Ma al di là di questo, alla fine ci si deve chiedere se è quello che si desidera veramente e mi sembra che tu lo voglia per dare spazio a quello che stai facendo adesso,
    Poi, ci sarà sempre qualcuno che, anche dopo aver fatto tutti i cambiamenti possibili, dirà o scriverà "Ma tu non facevi la scrittrice?" e in quel caso credo la miglior cosa sia proprio di lasciarlo lì dov'è.
    Come se una cosa dovesse restare tale per sempre, indelebile e non ci possano essere altre vie.
    Quindi ti faccio i miei in bocca al lupo per questa nuova vita.

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    1. Altre vie ci sono sempre, anche quando sembra tutto finito o tutto troppo difficile. La vita questo me l'ha insegnato fin troppo bene.
      Grazie mille per l'in bocca al lupo e le belle parole!

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  3. In qualche modo ti segna. Non è innocuo e indolore. Più un segno che un marchio, forse, perché il marchio l'hai alleggerito. Ora penso che il blog ti rispecchi di più, anche se resta sempre e comunque rappresentativo di una parte di te, più o meno ampia. Perdona l'ovvietà. ^^

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    1. Questo blog è "Romina Tamerici": sono felice che ora mi rispecchi di più!

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  4. Ma è una cicatrice che mi piace esibire!
    Se hai la scrittura dentro è difficile che tu possa cancellarla; cambiare rotta sì, significa metterla in pausa, trascurarla per altri obiettivi più sentiti. Se le nuove attività cui ti stai dedicando ti gratificano di più, che problema c'è: sei una scrittrice con altri interessi al momento prevalenti. :)

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    1. Le cicatrici sono il nostro passato: possiamo odiarle o amarle, ma non cancellarle.
      Da tutti i commenti emersi finora risulto essere comunque considerata una scrittrice, il che conferma la mia ipotesi.

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  5. Sergio Corazzini diceva "io non sono poeta" e lo diceva in una sua poesia...
    Anche Rimbaud ha scritto poesie solo fra i 16 e i 19 anni, poi ha smesso, però è passato alla storia come poeta...
    Dovrai faticare un bel po' per toglierti questa etichetta ;-)
    (ma come dice Marina, è bella da esibire).

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    1. Ho lottato così tanto per potermi definire "scrittrice". Buffo che ora io debba lottare per farmi definire il altro modo! Fossi Corazzini o Rimbaud, credo sarebbe diverso! Ahah!

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  6. Ho sempre odiato le etichette. Compravo la moto e mi dicevano: ah, sei un motociclista! Vedevano una scacchiera a casa mia e mi dicevano: ah, sei uno scacchista!
    Romina, tu sei Romina, che oggi fa, o vorrebbe fare, l'editor, la speaker, chissà che altro... E che potrebbe voler scrivere un altro libro, o essere la prima ad andare su Marte. Essere Romina Tamerici, quella di quel momento lì. Cambia, cambia: quando ne senti il bisogno, senza paura.

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    1. Le etichette non piacciono nemmeno a me: ogni individuo è troppe cose per poter finire in una casella.
      Su Marte non voglio andare, però di progetti ne ho già abbastanza. Come ho detto, questo blog mi deve rappresentare, per questo non poteva restare così com'era, perché io non sono più quella che ero.

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  7. Io faccio parte delle persone che, come te, non amano i cambiamenti. Ma inevitabilmente sto cambiando anche in questo. L'altro giorno si discuteva di quando intraprendi un certo percorso di studi e poi ti ritrovi a fare tutt'altro nella vita; i marchi non vanno mai bene, ci imprigionano, conta solo ascoltarsi e renderci conto se siamo felici. Sei felice adesso? Bene così, chissene se sei o meno una scrittrice. Vuoi essere una scrittrice, tornare all'antico amore mai del tutto dimenticato? Ricomincia! Senza marchi che tanto ci sono troppe sfumature in una personalità per trovarne uno che si adatti perfettamente. Un bacio!

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    1. Da piccola volevo aprire un agriturismo, poi ho studiato per diventare ragioniera, mi sono laureata per diventare insegnante alla scuola primari e ora faccio tutt'altro. Per essere una a cui non piace cambiare direi che ho più volte modificato la rotta. Però so di per certo che così felice non lo sono stata mai in vita mia, nonostante le difficoltà attuali e passate. Grazie per le belle parole.

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  8. Perché una cosa deve necessariamente escluderne un'altra?
    Ci sono momenti in cui i nostri interessi sono rivolti più a certi obiettivi che ad altri, ma questo non significa dover rinunciare per sempre a qualcosa. Sono d'accordo con "Cara Malù,
    i marchi e le etichette non andrebbero usate; l'importante è essere felici. Poi, capiterà di essere riconosciuti dalle altre persone in un modo o nell'altro, a seconda dei periodi della vita in cui ci incontreranno, ma almeno noi, preserviamo la libertà di essere e di essere anche più cose insieme se lo vogliamo. Magari, sono irragionevole, ma a me i recinti non sono mai piaciuti.

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    1. Oh, non penso affatto che una cosa debba escludere l'altra! Se continuassi a scrivere sarei una scrittrice, anche se part-time, ma la mia testa, il mio cuore e le mie energie sono convogliati altrove, ormai. E non so se sarà per sempre, ma al momento è così.
      I recinti possono essere un posto dove stare al sicuro, l'importante è che non diventino gabbie da cui non si può più uscire. Insomma, voglio il cancello sempre aperto.

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  9. Io credo che tu debba cercare di diventare ciò che ti fa stare bene. L'importante è essere sereni rispetto alla strada che si è deciso di percorrere, anche se ci sono cambiamenti bruschi ed inaspettati.
    E comunque, come editor saresti azzeccatissima!

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    1. Grazie mille! Be', prova a dirlo ai poveri scrittori che sono sotto le mie grinfie... ahahah!

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  10. Bah, io scrivo da quarant'anni mal contati ma non mi sono mai sognato di definirmi uno scrittore. Per me "scrittore" è gente come Robert Luis Stevenson o Edgar Allan Poe o Oe Kenzaburo, gente grossa, gente seria e importante. Al massimo ho sempre detto che scrivo e che sono autore di qualcosa, ma nulla di più. Sopravvivere alla fine dei propri sogni sembra un gesto eroico ma è solo una forma diversa di codardia. Tu scrivi, se ne hai voglia, saranno gli altri, semmai, a definirti una scrittrice. Scusa per la franchezza ;)

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    1. Lungi da me definirmi "scrittrice" nel senso in cui lo intendi tu! Io ho sempre chiarito che per me il termine vuol dire altro.
      Sopravvivere alla fine dei sogni a volte è stato una necessità per me, ma non ho mai smesso di sognare.

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    2. Se un individuo ha la vocazione di scrivere e con la scrittura si Sente pienamente realizzato allora costui sarà uno scrittore, e coltivera la scrittura come attività principale. Se invece un individuo ha un abilità nel scrivere, ma anche in altre cose riuscirà a realizzarsi ugualmente, anche se non sarà uno scrittore di successo. L'importante è sentirsi appagati in quel che si fa e dare un senso alla nostra esistenza. Le etichette servono solo a creare gabbie dalle quali a volte è difficile uscire.

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    3. Benvenuto/a sul mio blog!
      Sono d'accordo con te: l'importante è riuscire a realizzarsi, in qualche modo.
      Grazie per il commento.

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