lunedì 25 giugno 2012

A posto o apposto?


è tutto apposto? No, è tutto a posto…
 In questa rubrica di solito mi limito a correggere degli errori che noto in giro oppure a parare di  argomenti che mi vengono richiesti qua e là. Oggi no, oggi scrivo per voi un post di mea culpa.
Poco tempo fa, la cara amica Fabrizia del forum Abaluth mi ha segnalato un errore che io commettevo costantemente e sapete perché? Perché non sapevo fosse un errore! Ma prima di discolparmi, parliamo della mia “colpa”.


A posto
«Non preoccuparti è tutto apposto».
«No, non è tutto apposto! Ma ti rendi conto di che errori combino?».
 Esaminiamo questo breve scambio di battute tra me e me. L’avete visto l’errore? Ecco lì!
“Apposto” in questa accezione si deve scrivere “a posto”, ma ora vediamo perché. Lo sapete che non mi accontento di una regoletta!

“A posto” è una polirematica del sostantivo “posto”, per questo si scrive lasciando separate le parole.
Che cosa è però una polirematica? Io non lo sapevo (lo ammetto, tanto ormai questo post è sulla mia ignoranza, quindi…) e sono andata a cercare.

Una polirematica è una locuzione il cui significato non è desumibile da quello delle parole che la compongono, e che viene usata come un tutto unico, come “a ufo”, “a iosa”, “capro espiatorio”. Quando in essa compare un verbo, può apparire in forma inflessibile, in quanto cristallizzata nella frase, ad esempio “va e vieni”; oppure per le polirematiche a base verbale, simili alle espressioni idiomatiche inglesi, il significato del verbo è alterato dalle altre parole, e si coniuga normalmente: ad esempio “andare allo sbando” o “andare allo sbaraglio”, in cui il significato del verbo andare è completamente trasformato. [Da Wikipedia,definizione di Polirematica]
Dopo questa definizione sento di poter accettare la cosa. Insomma, è tutto “a posto”.
Documentandomi per scrivere questo post, ho scoperto che esistono moltissime parole o espressioni che devono essere scritte sempre separate e per un elenco completo vi rinvio al sito della Crusca.

Apposto
E allora “apposto”?! Che parola è? Si può usare? Certo, basta usarla nel contesto giusto.

“Apposto” è il participio passato del verbo “apporre”, cioè porre accanto, mettere sopra o sotto; aggiungere.

In sintesi
Sia “a posto” sia “apposto” sono utilizzabili, per esempio:
Ho apposto un’ulteriore spiegazione e ora mi sembra che sia tutto a posto.

Quindi se il significato è:
  • Mettere al posto giusto, ok:  si usa “a posto”.
  • Porre accanto o aggiungere: si usa “apposto”.
 Di per sé non è un concetto difficile, ma io ho dovuto aspettare anni prima che qualcuno me lo facesse notare! Quindi ringrazio Fabrizia per aver posto fine a questo mio errore.

Inno alla correzione costruttiva
Questo post, oltre che voler suggerire questa verità a chi non la sapesse, vuole essere un inno all’importanza della correzione costruttiva e dell’aiuto reciproco per combattere i refusi infami.

Se un vostro amico sbaglia, non pensate che sia meglio non dirglielo.
Non pensate che ci resterà male e che non è compito vostro.
Non pensate che se ne accorgerà da solo.
Diteglielo!
Se poi “l’amico” sono io, non esitate, perché ho bisogno del vostro aiuto e sostegno e ho bisogno di imparare. Io vi prometto che non vi risparmierò le mie pignolerie gratuite. Mai.

Grazie a tutti e viva gli amici che si aiutano a crescere e non hanno paura di dirsi la verità.
Dopo aver apposto quest’ultima verità lapidaria, direi che il post è a posto.
Ora a voi la parola!

22 commenti:

  1. Facendo ripetizioni e soprattutto leggendo temi delle scuole medie, ho notato che un altro errore di questo tipo, molto frequente, è "approposito".

    Purtroppo va di moda anche l'atteggiamento opposto, cioè quello di spezzare parole che andrebbero scritte unite. Un caso che trovo spesso è l'orripilante "d'appertutto".

    Complimenti per il coraggio nell'ammettere il tuo errore e per aver chiarito la questione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho appena corretto un "d'appertutto" su un forum! Che coincidenza. Ci sono molti errori di questo tipo sfortunatamente. Io ho portato un esempio sperando di invogliare tutti a un "esame di coscienza".
      Ammettere i miei errori è una cosa che mi dà soddisfazione, dopo aver superato il momento di drammatica scoperta e di senso di colpa. Forse dovrei trasformare questo errore in un "errore creativo" nella palestra, tanto per esorcizzarlo un po'. Grazie per il commento!

      Elimina
  2. Gli italiani usano spesso unire parole che invece vanno lasciate separate. Come, per esempio, "chessò", parola inesistente e oscena.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Chessò" non l'avevo mai visto scritto! Non c'è mai limite al peggio...

      Elimina
  3. Hai apposto una correzione, ora è tutto a posto ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuto nel blog! Dal tuo commento vedo che hai capito perfettamente! Grazie!

      Elimina
  4. Capita spesso anche a me. Sono i classici errori che si fanno senza pensare, purtroppo. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gli errori capitano, ci si può distrarre. Il mio caso era diverso: io ero convinta di scrivere "apposto" correttamente! Questo è il dramma! Ora che lo so, sto molto attenta. L'errore di distrazione può sempre capitare, ma almeno non deve diventare un'abitudine!

      Elimina
  5. Grazie è sempre costruttivo leggerti.
    Rafafella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Leggermi è costruttivo anche quando parlo dei miei errori? Allora sbaglierò più spesso. Scherzo (almeno spero)! A presto!

      Elimina
  6. Interessante la digressione sulle polirematiche!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì?! Ringraziamo wikipedia! Comunque è stato interessante anche per me scoprire qualcosa di nuovo!

      Elimina
  7. io, all'epoca delle mie ormai lontanissime elementari, fui letteralmente terrorizzata dalla ramanzina della maestra su vari
    " a posto" "che c'entra", ecc.
    che ancora oggi, quando scrivo, sento che mi sta alle spalle pronta ad urlare di nuovo!
    però è servito, almeno non sbaglio!
    un sorriso

    Adelia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le mie professoresse universitarie di didattica e pedagogia non sarebbero contente di sapere queste cose. Non bisogna traumatizzare i bambini, anche se così facendo poi non sbagliano! C'è sempre modo e modo di dire le cose. Grazie per aver portato la tua esperienza e non voltarti di scatto, credo che "lei" sia lì!

      Elimina
  8. Ma è MERAVIGLIOSO, spero tu mi corriggerai ogni volta che troverai uno sbaglio!!!! E' una vita che lo vado dicendo, sai che ti possono persino censurare se osi correggere qualcuno, da molte parti è considerato peggio di un insulto. Ciao ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuto su questo blog! Immagino tu sia lo stesso "Grilletto Salterino" di 20lin.es e sono felice che tu sia arrivato nel mio blog.

      In genere ho la faccia tosta di correggere chiunque sbagli qualcosa (anche me stessa, ovviamente!). So che finirò arsa viva un giorno per questo e più di una persona mi ha accusato di insultarla o di essere crudele. Fino a che non mi arrestano io procedo con la mia idea: correggere gli altri e sperare che gli altri correggano me per continuare a migliorare!

      Grazie del commento!

      Elimina
    2. P.S. Per la cronaca... hai scritto "corriggerai", usato troppi punti esclamativi tutti insieme, fatto una domanda senza punto di domanda e usato la "e" apostrofata invece che accentata!

      E dopo questo breve elenco nel mondo oggi c'è una persona in più che mi odia... prendi un numerino per non perdere la priorità acquisita nella fila per insultarmi, mi raccomando.

      Scherzi a parte, era solo una battuta, ma avevi scritto che speravi ti correggessi sempre e non ho saputo resistere (maledetta "pignolite"!).

      Elimina
  9. 1)Corriggerai era una citazione (Giovanni Paolo II);
    2)I punti esclamativi in eccesso erano fortemente voluti dall'entusiasmo;
    3)Alla domanda retorica ho sottratto il punto di domanda iper-retorico;
    4)Mi forniresti il comando da tastiera per la è maiuscola accentata? Pigrizia cronica - Nei luoghi di testo altrui non verifico mai se va in automatico e per velocizzare "erro". É (meglio?).
    Si, sono quel Grilletto Salterino.
    La "pignolite" è la mia sindrome preferita!.
    Ciao ciao - Felice che anche tu sia venuta a trovarmi.

    RispondiElimina
  10. P.S. Tra la parentesi dei punti dell'elenco e l'inizio delle frasi ci va lo spazio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Avrei da ribattere su ogni punto, sai? Brutta cosa la "pignolite"! Comunque non voglio farti scappare dal blog e dunque taccio.
      In ogni caso, almeno una cosa te la devo dire: "sì" come affermazione vuole l'accento! Scusa, non ho resistito!

      P.S. Non credo esista una combinazione di tasti per ottenere la "è" maiuscola, ma ci sono varie soluzioni. Ne ho parlato in un post, se ti interessa (http://tamerici-romina.blogspot.com/2011/09/e.html).

      Elimina
  11. A me rimane però un dubbio: un uomo per bene o a modo è "una persona apposto" o "una persona a posto"? Ho trovato spesso la prima delle due espressioni dove apposto ha accezione di aggettivo.

    Mi permetto di aggiungere che apposto è anche coniugazione dii appostare oltre che di apporre.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuto sul mio blog!
      Io direi che si deve parlare di "persona a posto", non si tratta in fatti né del participio passato del verbo apporre (apposto), né, come giustamente ricordi tu, della prima persona singolare del tempo presente modo indicativo di appostare (apposto).
      Grazie per il commento.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...