martedì 20 marzo 2012

"Pietre, lacrime e sangue": poesie "sociali"

“Pietre, lacrime e sangue”: poesie “sociali”.


Il mese scorso vi ho parlato delle poesie “naturalistiche”, ricordate? Questa volta invece voglio discutere con voi sulle poesie “sociali”. Con questo termine intendo le poesie che parlano di eventi socialmente rilevanti sentiti al telegiornale o letti sul giornale. Mi capita molto spesso di leggere poesie e racconti con tematiche importanti di denuncia e di indignazione. Io nei miei testi in prosa parlo spesso di temi caldi (come per esempio la pena di morte, le calamità naturali, …) ma difficilmente parlo di un caso di cronaca in particolare. In poesia questo mi risulta ancora più difficile. Considero estremamente complicato parlare in versi di qualcosa che non ho percepito sulla mia pelle o nelle profondità della mia anima. Come si può trasformare qualcosa di lontano da noi in emozione su carta? Eppure mi è capitato di leggere molti testi poetici (soprattutto di autori esordienti) con espliciti riferimenti a omicidi e casi vari sentiti in TV. Di certo si può per sensibilità percepire l’angoscia di chi ha vissuto questi eventi, ma trovo sempre molto difficile racchiudere in pochi versi un dolore non mio.
Ci ho provato solo una volta, che io ricordi, e la poesia che ne è uscita (pubblicata nell’antologia “Nelle parole riscopriamo la vita – III edizione”) è quella che riporto in questo post.

Ad ogni haitiano
Nella povertà più assoluta,
l’umile giaciglio che chiamavi casa
non esiste più,
al suo posto solo pietre, lacrime e sangue:
ingiustizia di un mondo crudele
senza pietà.
Il tuo volto è rigato dal sangue e dalle lacrime
e la desolazione lo ricopre
mentre confusamente ricerchi tra le pietre,
pezzi della tua vita e del tuo cuore,
volti che possano rassicurarti,
dirti che tutto andrà bene.
Non alzare con rabbia
lo sguardo verso il cielo,
Dio è con te
e con te piange
il dolore del mondo,
per questa ennesima ingiustizia,
per questo supplizio insopportabile e senza fine
che dalle viscere della terra ti ha colpito.

Quando rileggo questa poesia non sento la stessa scarica di energia che provo leggendo quelle che riguardano il mio vissuto personale. Ovviamente ricordo perché l’ho scritta e cosa mi ha spinto a farlo, ma la sento un po’ distante. Spero che non consideriate questo come una mia incapacità empatica, perché non è così (io guardo poco i telegiornali proprio perché mi faccio coinvolgere troppo emotivamente…).  
Non so se quanto detto renda questo mio testo inferiore degli altri oppure no. Fatto sta che le poesie “sociali” non mi sembrano così semplici. Preferisco affidare alla prosa i pensieri legati al sociale e lasciare alla poesia le questioni più personali o comunque viste e percepite direttamente, senza mediazioni. Questo almeno oggi, poi chissà…

E voi? Scrivete poesie “sociali” oppure no? Come vi comportate quando parlate di eventi reali, ma che non avete vissuto sulla vostra pelle?

32 commenti:

  1. Di poesie "sociali" ne ho scritte diverse in passato, ora come ora sento il genere troppo lontano da me.
    Questo non vuol dire che in futuro non potrei riscriverne, solo che in questo momento non mi va.
    Io credo che si possa scrivere anche di e su eventi che non ci riguardino personalmente basta che ci abbiano colpito, il fatto che senti lontana la poesia su Haiti è semplicemente perchè è passato talmente tanto tempo da quel giorno che non senti più "tuo" il coinvolgimento per quel 'levento.

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    1. Anch'io non so se in futuro ne scriverò altre. Credo che nella prosa sia più facile parlare di cose lontane.

      Ci sono mie poesie scritte anni e anni prima di questa che mi fanno piangere o sorridere ogni volta che le leggo come se il tempo non fosse trascorso... non è solo una questione temporale, non è solo perché è passato tanto che sento questa poesia così lontana.

      Ci sono delle tue poesie "sociali" su Nocturnia che posso andare a leggere? Sono curiosa...

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  2. Non le ho mai sentite, sinceramente. La tua è bella.

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    1. Beh... il fatto di chiamarle "sociali" è dovuto a un mio modo di definirle, quindi forse è per questo che non ne hai mai sentito parlare (per questo ho scritto "sociali" tra virgolette). Grazie comunque, sei sempre troppo buono!

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  3. Anch'io non apprezzo molto il genere, ma non credo vi siano particolari ostacoli a fare riflessioni profonde e toccanti pur parlando di argomenti non vissuti in prima persona. Il rischio è ovviamente di restare nel banale o che un lettore vittima in prima persona di tale evento trovi di cattivo gusto o del tutto estranei da sé i versi.
    In conclusione, se tali argomenti possono essere trattati da altre forme letterarie (e d'arte in generale) non credo ci sia nulla di male che anche la poesia lo faccia, purché il risultato si valido.

    In passato ho scritto un paio di poesie legate alla morte di due persone con cui non avevo un legame particolare: non sono tra le mie preferite ma non le rinnego. La prima in realtà trattava il rapporto mediatico (e quindi "mediato") con tale morte e dunque le mie emozioni / riflessioni a riguardo.

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    1. Ovviamente nessuno vieta di scrivere poesie su argomenti non vissuti in prima persona, così come si può fare per la prosa. Ci mancherebbe... Io mi riferivo alla difficoltà insita in tali poesie, proprio per il rischio di banalità, perché è difficile essere fino in fondo partecipi a sensazioni non nostre.

      Nessun'opera va mai rinnegata! Queste tue poesie si possono leggere da qualche parte nel web o in qualche libro?

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    2. Mi spiego meglio: secondo me non c'è un argomento più o meno adeguato per essere trattato, a prescindere dal mezzo che si utilizzi. Una poesia costruita meccanicamente può risultare fortemente emozionale per un lettore, così come un testo sgorgato dal cuore dell'autore può risultare algido come un calippo.
      Qualunque forma artistica è idonea a trattare qualunque tema, se viene utilizzata correttamente.

      Sul rinnegare: io lo faccio talvolta. Ci sono cose che ho scritto che non riscriverei e che non condividerei mai con nessuno, ritenendole non valide. In questo caso non è così e pur tuttavia sono due poesie scadenti. Peraltro non ho mai neanche tentato di pubblicare alcuna poesia, nonostante essa sia (o forse proprio perché è) la mia forma principale d'espressione. Per me funziona così: sento di dover scrivere, lo faccio, e se ciò che ho scritto mi piace, non ho altri aneliti.

      Solo da pochi mesi sto provando a far pubblicare miei lavori e da questo mese pure poetici, e ancora me ne chiedo il perché. Probabilmente sperando di raggranellare un paio d'euri, boh.

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    3. Grazie per aver chiarito il tuo punto di vista! In bocca al lupo per le pubblicazioni... fammi sapere se qualcosa va in porto!
      Se cerchi di pubblicare per guadagnare, augurati di avere moltissima fortuna! Per un autore esordiente è più semplice perderci che guadagnarci, ma ti auguro che per te non sia così!

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    4. Buon appetito al lupo allora!

      Comunque ripeto che non so il perché della mia scelta, ma non scherzavo quando ho parlato di "due" eurini. Due caffè penso di meritarmeli.

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    5. Io credevo parlassi seriamente... ecco, l'ennesima mia gaffe! Sicuramente ti meriti ben oltre due caffè. Se si guardassero i meriti tutto sarebbe molto diverso, ma purtroppo non è sempre così! Io non volevo certo dire che il tuo lavoro non avesse valore, anzi... è solo che non sempre valore e valore economico vanno di pari passo, basta vedere quanto vendono alcuni autori che, a mio avviso, dovrebbero abbandonare la narrativa in favore degli spot pubblicitari! E dopo l'ennesimo sfogo, mi scuso per la mia scarsa capacità di cogliere le sfumature ironiche dei tuoi commenti.
      Tienimi informata sulla tua ricerca di editore!

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  4. Non mi è mai capitato di scriverne. Però di esempi in letteratura ce ne sono a frotte! Mi viene in mente il Foscolo, con il carme "I sepolcri". Ok, Ugo parte per la tangente, ma l'occasione è un editto napoleonico e quindi una notizia di cronaca che causò dibattiti nei salotti intellettuali, per esempio in quello del Foscolo.
    Nel contemporaneo, il discorso è diverso. Siamo circondati dalla cronaca e abbiamo accesso a una enormità di informazioni: video, immagini, audio e testi. La cronaca è resa vividamente e immagino che sia più facile per il poeta inserirsi in questo ambito. O forse, al contrario, è più difficile?

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    1. La letteratura è davvero ricca di esempi, però è vero anche che il poeta in molti casi racconta di sé e di ciò che ha amato, vissuto, sofferto (pensa a Ungaretti, per esempio).

      La continua esposizione alla cronaca di tutto il mondo, secondo me, ha un effetto negativo sull'effettiva possibilità di comprendere la sofferenza umana. Siamo costantemente bombardati da notizie di tragedie, omicidi, cataclismi e non ci rendiamo più davvero conto di ciò che vediamo. Un noto scrittore (ora non ricordo chi) diceva: "Non si possono piangere i numeri".
      Se ti dicono che sono morte 87 persone, puoi rimanerci male e soffrire, ma faresti lo stesso se fossero 45 o 121... eppure in ognuno di quei numeri vive una vita diversa, una storia diversa... sto lavorando a un racconto sul tema, ma per ora è solo un'idea che frulla in testa da un po'.

      Grazie per il bellissimo spunto di riflessione!

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    2. Eh sì, la cronaca globale tende a renderci più insensibili alla morte. Paradossalmente ritengo che sia uno dei pochi elementi positivi che hanno su di noi i media. La morte è un evento normalissimo nella vita, così come lo sono la nascita, la pubertà etc. Non c'è nulla di particolarmente tragico in fondo. Con una visione d'insieme si coglie meglio quanto irrilevanti siano in realtà su grande scala gli eventi ritenuti anche più "disastrosi". Se anche scomparisse il nostro intero pianeta sarebbe ben poco influente a livello universale.

      E ora mi preparo a essere massacrato da voialtri lettori. :D

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    3. Non ti massacreremo, almeno non io... hai ragione sul fatto che la morte è evento della vita e probabilmente se gli uomini sparissero dalla faccia della Terra il pianeta non ne sentirebbe la mancanza (anzi!). Tuttavia, non sempre è semplice pensarla come te.

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    4. C'è una componente razionale e una componente empatica. Vero è che tra le notizie di incidenti mortali e quando, una mattina, ti capita di vedere una donna messa sotto da un autocarro, l'impatto emotivo è molto diverso.

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    5. Sì, davvero diverso. L'empatia può aiutare a capire gli altri, ma l'emozione vissuta sulla propria pelle ha sempre una forza diversa.

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    6. Su questo aspetto concordo in pieno, però la mia non era una provocazione: credo seriamente in ciò che ho detto, ma chiaramente come in ogni altro evento della vita, non è sempre facile mantenersi fedeli al proprio pensiero quando si è coinvolti più direttamente.
      Per questo la mia filosofia è affrontare il prima possibile (e soprattutto prima di venirne travolti in prima persona) alcuni temi importanti, in modo da saperli gestire meglio al momento opportuno. Prepararsi, insomma.

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    7. Sei davvero saggio e profondo... grazie per la bella discussione su queste tematiche così esistenziali... quasi non mi sento degna di ospitarle nel mio umile spazio qui nel web. Grazie ancora. Hai ragione su tutta la linea.

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    8. Qui sento odore di sberleffo... comunque se bazzico queste parti, evidentemente mi trovo bene, no? ;)

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    9. Nessuno sberleffo, anzi... era un complimento!
      Se ti trovi bene, sono contenta.

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  5. Io non scrivo poesie, non ci ho mai provato.
    Mi piace scrivere solo qualche riga in rima ma certo non è poesia.

    La tua è molto profonda. Mi piace.

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    1. Non tutto ciò che è in rima è poesia e non tutte le poesie sono in rima... ma ne riparlerò presto nel blog!

      Mi piacerebbe leggere qualche tua poesia (o non-poesia!).

      Grazie.

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    2. @Romina: ah! Sei vuoi farti due risate! Non scrivo su un quaderno, le mie rime escono quando devo, ad esempio, mandare un messaggio di auguri: stretta la foglia, larga la via, buon compleanno da parte mia.

      Sfioriamo l'infantile! Però fanno sorridere.

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    3. Anche saper far ridere è una grande virtù Lisa! "Infantile" può avere anche tante accezioni positiva restare un po' bambini è un grande dono nella giusta misura.
      Resto dell'idea che leggerei una tua poesia volentieri. Al mio compleanno manca molto, se ti va, hai tutto il tempo per pensare un bigiletto! Grazie mille!

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    4. Ok, inizierò a pensarci. Tu intanto ricordami il giorno del tuo compleanno.

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    5. Che bello! 20/10 è una data facile, no? Forse c'è anche nel mio CV sul blog, non ricordo. Il tuo me lo ricordo per un post che hai fatto sul blog!

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  6. Scrivo spesso, in prosa, emozioni ed eventi non provate in prima persona, ma seguo il consiglio della mia professoressa delle superiori cioe' di metterci comunque tutta me stessa, quindi mettermi nei panni del peeosnaggio oppure di recuperare un' emozione e descdiverla anche se l' episodio descritto non e' realmente avvenuto.... Se scrivessi solo quello che ho provato sarebbe un' autobiografia e non e' cosi' interessa te la mia vita :-)

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    1. Benvenuta sul blog ApeRegina! Sì, le emozioni vanno messe ovunque, altrimenti il lavoro di uno scrittore perde tutto il suo fascino. Io piango se scrivo un racconto triste, così come per una poesia commuovente. Nella poesia mi limito alla mia vita (non che sia particolarmente interessante, ma ci sono sentimenti comuni al genere umano che si prestano bene a essere distillati in versi); nella prosa no, altrimenti credo che il tutto sarebbe molto noiso. Grazie per il tuo commento.

      P.S. Cari amici del blog, ApeRegina ha da poco aperto il suo blog... magari vi va di dare un'occhiata!

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  7. Anche la pubblicita', grazie :-)

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    1. Di niente! Comunque non era "pubblicità", era un "invito alla lettura" (più elegante, vero?). So cosa vuol dire avere un blog aperto da poco e il passaparola è importante! In bocca al lupo!

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  8. Cmq tu passa quando vuoi, mi fa piacere.... Crepi il lupo e in bocca anche a te :-)

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    1. Sì, quando posso passo. Ti tengo d'occhio e tra un po' ti metto nel blogroll!

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